Memoria di Gian Carlo Di Negro e la nascita della Villetta
Nel cuore della Genova ottocentesca, in una città attraversata da profondi cambiamenti politici e culturali, la figura di Gian Carlo Di Negro occupa un posto singolare e centrale. Nato nel 1769 e morto il 5 luglio 1827, Di Negro fu molto più di un aristocratico genovese: fu poeta, mecenate, viaggiatore, scienziato dilettante e promotore di un’idea di cultura aperta, internazionale, libera.
Il suo nome è oggi legato indissolubilmente alla Villetta Di Negro, uno dei luoghi più suggestivi di Genova, sospeso tra memoria storica e paesaggio urbano, architettura e natura. Passeggiare tra i suoi viali, percorrere le grotte artificiali, ascoltare il rumore della cascata, osservare il panorama dai belvederi: tutto parla ancora della visione di un uomo che aveva fatto della bellezza e della conoscenza la sua missione.
Un aristocratico europeo
Formatosi a Modena, Di Negro visse e viaggiò a lungo tra le principali capitali europee: Parigi, Londra, Vienna. A cavallo tra Illuminismo e Romanticismo, fu osservatore attento dei fermenti culturali e scientifici dell’epoca. Rientrato a Genova nel 1802, decise di acquistare l’area dell’ex bastione di Luccoli, che dominava la città antica, con l’idea di trasformarlo in un giardino scientifico e ornamentale.
La Villetta non nacque come semplice dimora privata, ma come luogo di studio, incontro e contemplazione: Di Negro volle che lì sorgesse una scuola di botanica, affidata al naturalista Domenico Viviani, figura di spicco del mondo scientifico italiano. Il giardino fu progettato con cura secondo il gusto paesaggistico all’inglese, che privilegiava le prospettive sinuose, l’integrazione con la morfologia naturale del luogo, l’inserimento di elementi decorativi come rocce, corsi d’acqua, statue e ruderi artificiali.
Un laboratorio culturale
A curare la trasformazione architettonica fu chiamato Carlo Barabino, l’architetto più importante della Genova di inizio Ottocento, a cui si devono anche il Teatro Carlo Felice e l’Albergo dei Poveri. Il progetto della Villetta combinava esigenze scientifiche e artistiche: spazi per la botanica e scorci pittoreschi, camminamenti e grotte, vedute verso il porto e la città vecchia.
Ma la Villetta fu soprattutto un cenacolo culturale. Di Negro vi accolse le menti più brillanti dell’epoca: da Lord Byron a Stendhal, da Madame de Staël ad Alessandro Manzoni, fino a Niccolò Paganini, che secondo la tradizione suonò più volte per lui. Lì si discuteva di letteratura, filosofia, musica e scienza, in un clima informale ma intellettualmente vivace.
Un’eredità cittadina
Alla morte del marchese, avvenuta il 5 luglio 1827, la Villetta fu venduta al Comune di Genova nel 1863. Da allora è diventata un bene pubblico, aperto alla cittadinanza, trasformato in parco urbano e successivamente anche in sede museale.
Oggi il Parco di Villetta Di Negro si estende per circa due ettari, con accessi principali da Piazza Corvetto e da via Roma. Il suo assetto è rimasto fedele al disegno ottocentesco, conservando alberi secolari, piante esotiche introdotte in epoca romantica, fontane e scorci scenografici. Tra i suoi spazi si trovano anche i resti del bastione seicentesco e alcune strutture belvedere affacciate sul centro storico.
Una presenza viva
A quasi due secoli dalla sua scomparsa, Gian Carlo Di Negro continua a vivere nella città che contribuì a trasformare. La Villetta che porta il suo nome è più di un parco: è un luogo della memoria genovese, un simbolo silenzioso ma eloquente della vocazione culturale della Superba.
Nel mese di luglio, mentre la città rallenta e si cerca refrigerio nei suoi angoli verdi, ricordare la figura del suo fondatore è un’occasione per riscoprire la bellezza di un gesto di generosità culturale.