Genova e il mare: naufragi celebri e salvataggi eroici
La storia ligure è inseparabile dal mare: porto, crocevia, approdo e frontiera. Il mare ha portato non solo ricchezza e vita, ma anche tragedie e perdite. In questa memoria salmastra alcuni episodi hanno lasciato un segno profondo nella coscienza collettiva, oggi ricordiamo questi, tre naufragi avvenuti in epoche diverse che ci raccontano l’evoluzione della città, delle sue infrastrutture e soprattutto del coraggio di chi, in mare aperto o tra le banchine, ha rischiato la vita per salvarne altre.
Il London Valour, 1970: il naufragio davanti al porto
Il 9 aprile 1970, la nave mercantile britannica London Valour stava ormeggiata in rada, appena fuori dal porto di Genova. In seguito a una violenta burrasca, il forte vento di scirocco e la rottura della catena dell’ancora spinsero l’enorme scafo contro la diga foranea. In pochi minuti, la nave si spezzò e cominciò ad affondare.
A bordo c’erano 58 persone, di cui 20 persero la vita, le operazioni di soccorso furono estremamente difficili dalle condizioni del mare e dalla rapidità dell’evento, videro impegnate diverse unità della Capitaneria di Porto e dei Vigili del Fuoco, oltre a sommozzatori civili e militari.
La motovedetta CP 233, con a bordo l’allora giovane sottocapo Domenico Cannas, riuscì a recuperare numerosi naufraghi tra i flutti e a riportarli a riva, meritandosi un encomio solenne. L’episodio fu oggetto di una commemorazione ufficiale del Comune di Genova a Palazzo Ducale, in occasione del cinquantenario, come segno di riconoscimento al valore dei soccorritori e al sacrificio delle vittime.
La Haven, 1991: esplosione e disastro ambientale
Un altro evento scolpito nella memoria genovese è quello legato alla petroliera Haven, che il 11 aprile 1991 esplose e prese fuoco davanti ad Arenzano, mentre era intenta a scaricare greggio. L’incendio durò giorni, visibile da tutta la costa ligure, e produsse un’enorme macchia di fumo nero che oscurò il cielo per chilometri.
La nave, costruita nel 1973, aveva a bordo 230.000 tonnellate di greggio. L’incidente causò la morte di 6 membri dell’equipaggio, e l’affondamento della nave generò una delle più gravi emergenze ambientali della storia italiana. I soccorsi furono coordinati dalla Capitaneria di Porto di Genova e coinvolsero Marina Militare, Vigili del Fuoco e numerosi mezzi civili.
Oggi il relitto giace a oltre 80 metri di profondità ed è diventato meta di immersioni tecniche, ma il suo ricordo resta legato all’impatto ambientale e umano dell’evento. L’episodio contribuì a ridefinire i protocolli di emergenza ambientale per il trasporto marittimo.
Il Principessa Jolanda, 1907: l’orgoglio che affondò al varo
Il 22 settembre 1907, davanti allo stabilimento di Riva Trigoso, avvenne un naufragio tanto clamoroso quanto simbolico. Il Principessa Jolanda, grande transatlantico costruito per la Navigazione Generale Italiana, affondò al momento stesso del varo. Era una nave innovativa, progettata per il traffico di linea tra Italia e Sud America, con lusso e comfort degni dell’epoca.
Ma qualcosa andò storto: appena entrata in acqua, la nave si inclinò pericolosamente sul lato sinistro e affondò nel giro di pochi minuti. Fortunatamente non ci furono vittime, ma l’imbarazzo fu enorme. I tentativi di recupero fallirono, e il relitto rimase parzialmente visibile per anni prima di essere demolito.
Il naufragio del Principessa Jolanda rappresenta un caso raro di affondamento prima ancora del viaggio inaugurale. Un episodio che ha segnato l’industria navale genovese e portato a riflessioni ingegneristiche sulle tecniche di varo e stabilità.
Il coraggio come tratto distintivo
Genova ha sempre guardato il mare con una miscela di rispetto e audacia. Questi episodi, pur nella loro diversità temporale e tecnica, raccontano di una regione abituata a confrontarsi con il rischio, e di donne e uomini che hanno contribuito a scrivere pagine di salvataggio e solidarietà. Ogni naufragio è anche una storia di soccorsi: e in ognuna di queste storie, Genova ha risposto.