ASSEDIO 1800 , La resistenza della città

Genova, crocevia di commerci e strategico punto di controllo del Mediterraneo, fu protagonista di uno degli episodi più drammatici della Seconda Campagna d’Italia: l’assedio del 1800. Questa battaglia non fu solo uno scontro tra eserciti, ma anche una prova estrema per la popolazione, costretta a subire fame, bombardamenti e condizioni disumane. In questo articolo ripercorriamo gli eventi salienti di quei sessanta giorni di resistenza, che si conclusero con una resa strategica e il successivo trionfo di Napoleone a Marengo.

Il contesto: perché Genova era così importante?

Nel 1800, durante la Seconda Campagna d’Italia, Genova rappresentava una posizione chiave per il controllo della Liguria e dell’intero Mediterraneo. Per Napoleone Bonaparte, mantenerla significava bloccare l’avanzata austriaca e inglese e proteggere i rifornimenti francesi. Al comando delle truppe francesi fu posto il generale André Masséna, che il 10 febbraio 1800 entrò in città tra le salve delle batterie del Molo Vecchio, pronto a difendere la piazza con 28.000 uomini, tra cui francesi, italiani e polacchi.

A sfidarlo, un’armata di soldati austriaci guidati dal barone Michael von Melas, supportati dalla flotta britannica dell’ammiraglio Lord Keith, che bloccava i rifornimenti via mare.

L’Inizio dell’assedio: marzo-aprile 1800

Dopo un inverno relativamente tranquillo, i primi attacchi si verificarono a marzo, con insurrezioni nelle valli del Bisagno e della Polcevera che i francesi dovettero reprimere con forza. Ad aprile, gli austriaci avviarono un’offensiva a tutto campo: il generale Ott avanzò in Val Trebbia, mentre il generale Hohenzollern attaccava la zona di Novi. L’obiettivo era chiaro: tagliare Genova dai rinforzi provenienti da Nizza e isolare completamente la città.

Fu così che ebbe inizio uno degli assedi più duri della storia europea.

Con il blocco navale inglese e l’assedio a terra, Genova divenne una prigione. Il cibo iniziò a scarseggiare drammaticamente e la popolazione civile pagò il prezzo più alto:

le condizioni igieniche peggiorarono e negli ospedali il numero di malati aumentava a vista d’occhio, il morale dell’esercito era in frantumi, tanto che Napoleone, da Parigi, scrisse a Masséna: “Io sono scontento dei vostri rapporti, i vostri lagni sono inutili. Se i soldati soffrono, esaltatene lo spirito in tutti i modi”.

Masséna continuò a guidare la resistenza, infliggendo colpi agli assedianti e spronando le truppe con attacchi a sorpresa. L’11 maggio lanciò una controffensiva improvvisa nelle valli del Bisagno e dello Sturla, prendendo prigionieri molti austriaci e facendo sperare in una svolta. Ma la situazione era ormai troppo compromessa.

La resa e la vittoria di Napoleone

Il 31 maggio Masséna tentò un’ultima disperata sortita per sfondare le linee nemiche e raggiungere l’esercito francese di riserva in Toscana. L’esercito, stremato, non riuscì a portare avanti l’operazione. Il 1° giugno Genova aprì le trattative per la resa, che venne formalizzata tre giorni dopo.

Nonostante la sconfitta, la resistenza della città si rivelò fondamentale: gli austriaci avevano perso tempo prezioso, permettendo a Napoleone di riorganizzare le sue forze e trionfare nella battaglia di Marengo (14 giugno 1800), ribaltando le sorti della guerra e garantendo il controllo francese sull’Italia settentrionale.

Il sacrificio di Genova e la storia che rimane

L’assedio di Genova fu un episodio tragico ma fondamentale nella storia d’Europa. La città e i suoi abitanti subirono sofferenze indicibili, ma la loro resistenza giocò un ruolo chiave nel più ampio scenario della Seconda Campagna d’Italia.

Ancora oggi, passeggiando per i caruggi, è possibile trovare tracce di quei giorni, come i segni lasciati dai bombardamenti britannici o i racconti tramandati nelle cronache dell’epoca. Genova non si piegò facilmente, e il sacrificio della sua gente fu la premessa per il definitivo trionfo napoleonico.

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