Genova sotterranea: alla scoperta dei rifugi antiaerei e cunicoli nascosti

C’è una Genova che si arrampica in verticale, affacciata sul mare e incastonata tra colline e creuze. E poi c’è una Genova sotterranea, meno nota, invisibile a uno sguardo frettoloso, eppure viva, silenziosa, percorsa da gallerie, rifugi, cunicoli e torrenti sepolti. Un mondo alternativo scavato nella roccia e nel tempo, che racconta paure, ingegni, memorie.

Durante la Seconda guerra mondiale, Genova fu una delle città italiane più bombardate, subendo oltre ottanta incursioni aeree. Per proteggere la popolazione, si sviluppò un articolato sistema di rifugi antiaerei: gallerie scavate appositamente, ma anche tunnel ferroviari abbandonati, passaggi pedonali e persino ascensori adattati a uso difensivo. L’AGI riferisce che l’intera rete cittadina arrivò a comprendere circa 65 rifugi, molti dei quali ancora oggi esistenti, anche se in parte murati o interdetti per motivi di sicurezza.

Galleria Mameli: la memoria sotto via Nizza

Uno dei rifugi più noti è quello di via Nizza, conosciuto come Galleria Mameli. La sua posizione strategica, sotto una zona densamente abitata e nei pressi di strutture pubbliche, lo rese uno dei più capienti e utilizzati. Rimasto chiuso per decenni, è stato recentemente riaperto al pubblico grazie all’attività del Centro Studi Sotterranei e al supporto del Comune di Genova. Oggi è visitabile in occasioni speciali e conserva intatti molti dei suoi elementi originali: le panche in cemento, le scritte sui muri, l’umidità densa che ancora impregna le pareti

Un secondo esempio è il rifugio di via Burlando, citato in un documento ufficiale del Comune di Genova come struttura ancora esistente, con destinazione d’uso in fase di ridefinizione. Testimonianza della volontà di salvaguardare e rifunzionalizzare questi spazi come parte del patrimonio urbano.

Molti accessi ai rifugi erano contrassegnati da una segnaletica specifica, che oggi rappresenta un elemento riconoscibile e studiato: il simbolo più diffuso era una “R” cerchiata dipinta sopra le entrate, visibile ancora in diverse vie del centro e dei quartieri collinari. Questa marcatura, sobria ma efficace, segnalava ai cittadini l’ingresso a un rifugio durante le emergenze belliche.

L’ascensore Magenta–Crocco: rifugio e mobilità

Uno dei casi più curiosi di riuso adattivo è l’ascensore Magenta–Crocco, il cui corridoio pedonale sotterraneo fu utilizzato come rifugio antiaereo: una galleria lunga 162 metri, con ingresso da via Bertani, in grado di ospitare oltre 500 persone. Durante il conflitto, venne dotata di servizi igienici, contenitori per acqua potabile, sedute e segnaletica interna. Un rifugio efficiente e funzionale, attualmente percorso ogni giorno da utenti ignari della sua storia bellica.

Cunicoli, necropoli, leggende

La storia del sottosuolo genovese è ancor più antica della guerra: sotto il centro città si snodano anche cunicoli medievali, cripte, torrenti interrati e necropoli. Nell’area dell’Acquasola, ad esempio, si trova una vasta necropoli di epoca romana, che testimonia la presenza di strutture funerarie ormai inglobate nella trama urbana. In altri punti si ipotizzano camminamenti coperti tra palazzi nobiliari, conventi e fortificazioni, spesso oggetto di leggende e racconti popolari, mai del tutto verificati ma radicati nella memoria collettiva.

Un caso documentato è quello del rifugio sotto l’ex ospedale psichiatrico di Quarto: un ambiente vasto, visitabile sotto supervisione del Centro Studi Sotterranei, dove si trovano ancora appunti incisi sui muri, letti di fortuna, e resti di strutture d’emergenza.

Un patrimonio fragile e profondo La Genova sotterranea non è un museo, né un set cinematografico, è un archivio urbano vivo, stratificato, a volte dimenticato, che racconta una parte essenziale della città. Recuperare questi spazi sia per la visita pubblica che per l’educazione civica significa restituire alla cittadinanza un senso di continuità storica e

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